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Martedì
14 novembre, 2017


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Bergamo, Casa del Giovane, 2 dicembre 2017 (dalle 9:00 alle 17:00) 14 novembre 2017 – Associazione LibreItalia annuncia la quarta Conferenza Italiana LibreItalia, che si terrà sabato 2 dicembre 2017 presso la Casa del Giovane, in Via Mauro Gavazzeni 13 a Bergamo, con inizio alle ore 9:00 e conclusione alle 17:00, per consentire un’ampia partecipazione […]


Lunedì
30 ottobre, 2017


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Il 22 settembre si è svolto a Bergamo, presso la Sala del Mutuo Soccorso, il Convegno dal titolo “Democrazia Digitale”. L’interessante appuntamento è stato reso possibile grazie alla sensibilità del giovane Avvocato Carlo Foglieni, Presidente della sezione bergamasca di AIGA (Associazione Italiana Giovani Avvocati). Un ringraziamento particolare va al Professor Francesco Pizzetti, Professore Ordinario di […]


Venerdì
27 ottobre, 2017


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L’organizzazione della LibreOffice Conference di Roma è stata più faticosa del previsto, per quello che è successo all’interno di Associazione LibreItalia e per le inevitabili complessità legate al luogo – di enorme prestigio – e al contorno, che si sono aggiunte a tutto quello che già comporta un evento complesso come quello appena concluso, con oltre 200 partecipanti da 32 Paesi (e sei continenti). E’ stato un grande successo sotto ogni punto di vista, e questo ha premiato gli sforzi di tutti i componenti del comitato organizzatore, che hanno dedicato tutto il loro tempo libero degli ultimi due mesi al raggiungimento di questo obiettivo.

L’evento è stato l’occasione migliore per riportare Associazione LibreItalia alle origini, ovvero al ruolo di aggregatore della comunità italiana degli utenti LibreOffice, nel quadro della comunità italiana del software libero e open source. Un ruolo che è chiaro all’attuale consiglio, e che dovrebbe essere chiaro a tutti i soci, in quanto esplicitato nello statuto dell’associazione.

Ritengo quindi inutile ritornare sulle vicende di agosto, perché questo servirebbe solamente ad alimentare ulteriori polemiche da parte di chi ha già detto fin troppo – quasi sempre in modo strumentalmente polemico – utilizzando in modo ampio e spregiudicato blog e social media, dopo aver cercato di trasformare LibreItalia in un esercizio di burocrazia, diametralmente opposto al principio di meritocrazia proprio del software libero e open source. Ovviamente, questo significa che le mie dimissioni – che avevo congelato in attesa di ulteriori sviluppi – non hanno più alcuna ragione di essere. In questo momento, l’obiettivo è quello di riportare LibreItalia in linea con i propri obiettivi.

Invece, è opportuno chiarire che esiste una sola metodologia ufficialmente riconosciuta di migrazione a LibreOffice, ed è quella descritta nel Protocollo di Migrazione pubblicato da The Document Foundation. Questa metodologia è nata con il contributo di tutti coloro che nel corso degli anni hanno condiviso le proprie esperienze – positive e negative – secondo lo spirito del software libero e open source, per consentire una crescita comune. Il primo riferimento pubblico a questa metodologia risale alla ConfSL di Bologna del 12/13 giugno 2009, quando io stesso ho presentato il lavoro di Maurizio Berti e Salvatore Zappalà dal titolo: “La migrazione al desktop Linux”. Il testo della relazione, estratto dal volume degli atti, è disponibile qui.

Purtroppo, ci sono individui che cercano di riscrivere la storia – ignorando quello che è stato fatto prima di loro, e le fonti a cui hanno potuto attingere – e affermano di aver sviluppato una metodologia di migrazione “originale” utilizzata in Umbria e dallo Stato Maggiore della Difesa. Sono affermazioni che ignorano il contributo di decine di persone dal 2004 al 2012, che hanno condiviso le proprie esperienze privilegiando la comunità rispetto alla visibilità personale.

Quindi, così come a suo tempo nessuno ha ritenuto opportuno parlare di “metodo Galliera” (ospedale di Genova migrato a OpenOffice nel 2004), o di “metodo Gendarmerie” (2007), o di “metodo Ministero della Difesa Olandese” (2009), o di “metodo Ospedali di Copenhagen” (migrati a LibreOffice nel 2011), o di “metodo Nantes” (2014), pur avendo contribuito tutti alla costruzione


Lunedì
16 ottobre, 2017


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Sono entrato nel mondo del FLOSS nel 2004, e da allora mi sono occupato, a titolo soprattutto volontario (da gennaio 2015 una parte del mio tempo è pagato da The Document Foundation, con cui ho un contratto di consulenza per 30 ore alla settimana che copre non più del 75% del tempo che dedico al progetto), di due attività: marketing e comunicazione (in particolare, relazioni con i media), e presenza a eventi in qualità di relatore. Quella che segue è una quantificazione del mio impegno, in termini di ore lavorate come volontario nel caso del marketing e della comunicazione, e di numero degli eventi.

Marketing e Comunicazione

Ho iniziato nel settembre del 2004 nella comunità OpenOffice, con un impegno di circa 4 ore alla settimana per la redazione e la distribuzione dei comunicati stampa che, grazie al successo dell’attività, sono rapidamente cresciute fino a raggiungere le 2 ore al giorno durante la settimana (giorni lavorativi) e le 4 ore al giorno durante i weekend (giorni feriali) nel 2008 e 2009.

Per questa attività non ho mai percepito nessun tipo di remunerazione o rimborso delle spese sostenute.

Dall’inizio del 2010 sono stato coinvolto nel gruppo dei fondatori del progetto LibreOffice, come responsabile del marketing e della comunicazione. Questo ha significato un aumento progressivo dell’impegno, che dal settembre 2010 è stato di circa 4 ore al giorno durante la settimana (giorni lavorativi) e di circa 8 ore al giorno durante i weekend (giorni feriali).

Nemmeno per questa attività non ho mai percepito nessun tipo di remunerazione o rimborso delle spese sostenute.

Nel 2014 l’attività era cresciuta a tal punto da non consentire più la coesistenza con quella di consulente di comunicazione, per cui ho scelto di accettare la proposta del Board of Directors di The Document Foundation per un contratto di consulenza per 30 ore alla settimana che copre non più del 75% del tempo che dedico al progetto.

Per dare un’idea delle dimensioni attuali dell’attività, il database dei giornalisti è di circa 19.000 nomi, con un 25% di variazioni all’anno, e circa 2.500 integrazioni sempre all’anno. Ogni mese, contatto – soprattutto via email – circa 50 giornalisti, oltre a spedire a un database personalizzato in base all’argomento uno o due comunicati stampa.

Ovviamente, fornisco le risposte alle domande dei giornalisti, cerco di organizzare interviste – anche se si tratta di un obiettivo molto difficile da raggiungere a causa delle scarse disponibilità di tempo dei giornalisti – con i membri del BoD, e gestisco altre attività di marketing, come la produzione dell’Annual Report TDF. Completano il quadro le normali attività di back office, e altri progetti spot.

Per completezza, con la firma del contratto con TDF il mio reddito si è ridotto, in quanto le attività di consulenza di comunicazione per gli altri clienti – soprattutto aziende private – erano più remunerative. Si è trattato di una scelta consapevole, della quale sono felice (perché ho scelto di fare quello che più mi appassiona e coinvolge a livello personale e professionale).

Eventi

La


Venerdì
25 agosto, 2017


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Ho ampiamente spiegato i motivi per cui ho deciso di ritirare temporaneamente le mie dimissioni da Associazione LibreItalia, che avevo presentato in modo improprio – in quanto non avevo usato gli strumenti di comunicazione previsti dal Codice Civile – e che non erano state accettate dal Consiglio di Associazione LibreItalia, come si evince dalle minute che sono state condivise con i soci dell’associazione stessa. Sembra però che i motivi non siano sufficientemente chiari, nemmeno ai membri del Consiglio di Associazione LibreItalia che al termine della riunione del 16 agosto avevano chiesto all’allora Presidente Sonia Montegiove di scrivermi di ripensarci: “Caro Italo, abbiamo appena terminato il consiglio di LibreItalia. Abbiamo preso atto delle tue dimissioni e ti chiediamo di ripensarci”. E io, come era mio diritto di fronte a questo invito, ci ho ripensato.

Ci ho ripensato soprattutto alla luce delle dimissioni di massa (quattro consiglieri su nove) presentate prima del Consiglio di Associazione LibreItalia convocato lunedì 21 agosto per discutere dell’organizzazione della LibreOffice Conference di Roma. Dimissioni di massa seguite dalla rinuncia, da parte di Andrea Castellani, a sostituire uno dei consiglieri dimissionari. Due eventi che non possono essere una coincidenza, e che danno il diritto di pensare a una strategia tesa a creare una situazione di emergenza per Associazione LibreItalia, tale da creare problemi all’organizzazione della LibreOffice Conference di Roma.

Infatti, se avessi confermato le dimissioni, il Consiglio di Associazione LibreItalia sarebbe decaduto, creando un vuoto di potere che avrebbe imposto a diversi componenti del Comitato Organizzatore della LibreOffice Conference di Roma di dedicarsi ad altro rispetto all’organizzazione dell’evento, con tutte le conseguenze del caso. Probabilmente, qualcuno sperava nella conferma delle mie dimissioni, visto che nessuno tra i dimissionari ha ritenuto opportuno citare la LibreOffice Conference di Roma, e uno di essi ha sottolineato la sua totale estraneità con il progetto LibreOffice: “nella vita faccio tutt’altro e nulla ho a che vedere o spartire con la realtà dei prodotti LibreOffice” (onestamente, a questo punto mi chiedo quale fosse il ruolo di questa persona nel Consiglio di Associazione LibreItalia).

Siccome considero – e con me gli altri membri del Comitato Organizzatore Marina Latini, Enio Gemmo, Giordano Alborghetti, Antonio Faccioli, Gabriele Ponzo, Emiliano Vavassori e Fabio Fusili, e credo anche Giorgio Copponi e Osvaldo Gervasi, con cui però non sono riuscito a parlare nel corso dell’ultima settimana – l’organizzazione della LibreOffice Conference di Roma un appuntamento di enorme importanza per l’impegno che abbiamo preso nei confronti di The Document Foundation e del Comune di Roma nel settembre 2016 e per l’opportunità che rappresenta in termini di relazioni tra la comunità italiana e quella internazionale, ho deciso di soprassedere alle mie dimissioni irrevocabili, congelandole.

Comprendo perfettamente la distonia tra il concetto di irrevocabilità e quello di congelamento delle dimissioni, ma in questo momento preferisco essere criticato – da quelli che hanno obiettivi diversi rispetto allo svolgimento della LibreOffice Conference di Roma – piuttosto che mettere a repentaglio la buona riuscita dell’evento stesso. Come ho già detto


Mercoledì
16 agosto, 2017


Italo Vignoli: Dimissioni

07:44 UTC

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Venerdì scorso, 11 agosto, ho comunicato al consiglio LibreItalia le mie dimissioni irrevocabili da tutti i ruoli che ricopro all’interno dell’associazione – presidente onorario e consigliere – in quanto ho deciso di uscire dall’associazione stessa a causa di una radicale divergenza di vedute con la presidentessa e con alcuni membri del consiglio stesso in merito all’organizzazione della LibreOffice Conference di Roma.

Nel 2016, quando abbiamo presentato la candidatura, questa è stata accompagnata da un documento in cui c’era scritto chiaramente che l’organizzazione della conferenza – così come quella di tutte le precedenti e future LibreOffice Conference – era a carico dell’associazione che rappresenta la comunità locale, ovvero LibreItalia.

Venerdì mi è stato detto, in sintesi, che si trattava di una mia fantasia, e che la presidentessa – in quanto legale rappresentante – non autorizzava il comitato organizzatore a indicare LibreItalia come organizzatore della LibreOffice Conference di Roma, e che non avremmo potuto usare le risorse LibreItalia né per l’invio delle lettere di invito per la concessione dei visti né per la raccolta delle sponsorizzazioni (già confermate).

Nel corso della mia vita, lavorativa e non, sono sempre stato rispettato per la coerenza delle mie posizioni e delle mie affermazioni, per le quali esigo il massimo rispetto, e per le quali ho spesso pagato di persona (quando andavano contro alla maggioranza). Questa volta, le mie parole erano addirittura confermate da un documento scritto.

Quando abbiamo preso l’impegno nei confronti di The Document Foundation di organizzare la LibreOffice Conference di Roma, speravo che tutti lo avessero fatto con piena coscienza, ma gli avvenimenti di venerdì scorso hanno confermato che Associazione LibreItalia non è più la stessa organizzazione che abbiamo fondato nel 2014, e per alcuni membri la relazione con TDF viene utilizzata solo quando fa comodo.

L’episodio di venerdì scorso è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, perché già in passato c’erano stati dei momenti di forte disaccordo con la presidentessa e alcuni membri del consiglio proprio sugli obiettivi di Associazione LibreItalia, e con l’elezione del nuovo consiglio si è confermata l’evoluzione di LibreItalia in una direzione completamente diversa da quella che io e altri fondatori avremmo auspicato quando abbiamo deciso di costituire l’associazione stessa.

Scrivo tutto questo con un velo di profonda delusione nel cuore. Naturalmente, continuerò a lavorare sia all’organizzazione della LibreOffice Conference – da indipendente – sia allo sviluppo del software libero e open source a tutti i livelli (e in particolare alla crescita di LibreOffice e del formato standard ODF, che erano due tra i principali obiettivi di Associazione LibreItalia, e per me continuano a essere di fondamentale importanza).

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Giovedì
03 agosto, 2017


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Associazione LibreItalia e Istituto Comprensivo G. Rodari di Macherio (MB) hanno rinnovato la convenzione annuale sottoscritta nell’agosto del 2016, raddoppiandone – di comune accordo – la durata fino all’estate del 2019. Fino a oggi, la collaborazione ha dato origine a una serie di incontri di formazione per i docenti, tenuti il sabato mattina da Italo […]


Venerdì
21 luglio, 2017


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Sottoscritto oggi il protocollo d’intesa tra Associazione LibreItalia e IPRASE Trento, ente di ricerca che ha il compito di promuovere e realizzare la ricerca, la sperimentazione, la documentazione, lo studio e l’approfondimento delle tematiche educative e formative a sostegno dell’attività del sistema educativo e scolastico della Provincia Autonoma di Trento. La collaborazione è finalizzata a […]


Lunedì
10 luglio, 2017


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Stamattina un noto portale di informazione della Liguria ci ha regalato una piacevole notizia: dalle pagine della testata “il vostro giornale” (ndr, consultabile all’url www.ivg.it), infatti, è stato dato l’annuncio che il Comune di Savona – capoluogo di provincia – su impulso del suo Ced ha inaugurato un canale Telegram con cui fornire ai cittadini […]


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Lo scorso 12 giugno 2017 è partito il progetto #costruireilfuturo promosso da AIED Roma (Associazione Italiana per l’Educazione Demografica), una gara di idee nazionale con in palio 2.500 euro e con lo scopo di capire di cosa hanno bisogno i giovani per innescare la loro spinta innovativa e affrontare in maniera consapevole la costruzione di un nuovo futuro. […]


Venerdì
26 maggio, 2017


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Oggi, venerdì 26 maggio, il Gruppo Prelios aprirà le porte delle sue sedi di Milano e Roma ai figli dei dipendenti per mostrare ai piccoli dove i genitori passano le proprie giornate quando sono fuori casa. L’iniziativa “Bimbi in ufficio con mamma e papà” è promossa dal Corriere della Sera – L’Economia ed ha visto lo […]


Lunedì
15 maggio, 2017


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Articolo di Simon Phipps (https://meshedinsights.com/2017/05/03/is-the-gpl-really-declining/) tradotto e adattato alla lingua italiana in alcuni passaggi con il consenso dell’autore.

La licenza GNU GPL sta veramente “morendo”, o si tratta semplicemente della campagna di comunicazione di quelli che sfruttano il software open source, e verrebbero limitati da un suo utilizzo più diffuso?

Durante il FOSDEM, che si tiene ogni anno a Bruxelles all’inizio di febbraio, ho partecipato a una discussione sull’uso delle licenze definite “permissive” – come la Apache License – e sulla loro presunta crescita nei confronti delle licenze “virali” come la GPL.

La discussione è stata particolarmente vivace, e i sostenitori della licenza GNU GPL associati alla Free Software Foundation hanno cercato di smentire l’affermazione secondo la quale la licenza GPL sta “morendo”.

Reciprocità verso Non-Reciprocità

Personalmente, non sono entusiasta delle definizioni che vengono usate per descrivere le licenze open source, e in particolare dei termini “permissiva” e “virale” per descrivere rispettivamente la Apache License e la GPL.

La GPL è un’ottima licenza open source, che garantisce tutti i permessi necessari alla comunità degli sviluppatori per la sua adozione. Definirla come non “permissiva”, usando il termine come antonimo di “copyleft”, è quasi un abuso.

Preferisco di gran lunga la descrizione che privilegia il livello di reciprocità dei comportamenti indotto dalle licenze stesse:

  • la Apache License garantisce i suoi permessi senza richiedere a coloro che sviluppano o distribuiscono il software di fare altrettanto con le libertà di cui godono grazie alla licenza;
  • le licenze Copyleft richiedono espressamente a coloro che sviluppano o distribuiscono il software di condividere sia il codice sorgente sia le libertà di cui godono grazie alla licenza.

Quindi, definisco le licenze assimilabili alla Apache License come “non-reciproche” e quelle assimilabili alla GPL come “reciproche”.

Ci sono diverse licenze in ciascuna delle due categorie, con una grande varietà di caratteristiche: le licenze BSD e MIT sono non-reciproche mentre Eclipse License e Mozilla Public sono reciproche, e sono classificate in base ad attributi diversi dalla reciprocità, come – per esempio – le modalità di attribuzione.

Le statistiche riescono a dimostrare qualsiasi cosa

Uno dei motivi della disputa sta nelle chiare motivazioni commerciali che stanno dietro alle statistiche utilizzate per dimostrare la presunta “morte” della licenza GPL, che arrivano da aziende che vendono servizi di analisi e assicurazione della qualità e promuovono la “conformità della licenza” come un rischio per gli sviluppatori.

Queste aziende hanno un interesse specifico nell’instillare la paura delle licenze reciproche nella mente degli sviluppatori, perché hanno l’obiettivo di monetizzare l’abbattimento di quella paura.

Se analizziamo le storie di terrore sulla “conformità della licenza” ci rendiamo conto di come esse siano connesse a quello che un relatore ha definito come “l’industria della conformità” e alle diverse aziende che lo compongono.

La complessità deriva dalla soggettività di frasi come “il declino della GPL”, che – anche quando sono sostenute da dati – nascono dal presupposto che la “popolarità” di una licenza è dimostrata dalla metrica in base alla quale sono stati generati i dati


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Sabato 13 maggio presso il teatro parrocchiale di Mozzecane (VR) si è tenuto il seminario “Siete sconnessi?” organizzato dall’Istituto Comprensivo, in collaborazione con LibreItalia e il Comune. L’incontro rivolto ai genitori dell’Istituto è stato organizzato a conclusione del primo percorso biennale di “Crescere a pane e software libero”. Durante la prima parte dell’evento, mentre Sonia Montegiove […]


Giovedì
09 giugno, 2016


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italo-wantedOggi ho aggiunto un altro titolo a quelli che immodestamente ricopro nel mondo del software open source: quello di persona non gradita, o persona non grata. Stamattina, all’ingresso di un albergo in cui si tiene un evento dedicato al software open source (sono membro del board of director di Open Source Initiative), durante il quale si parla anche di LibreOffice (sono uno dei fondatori del progetto LibreOffice, e sono il responsabile del marketing e della comunicazione di The Document Foundation), sono stato apostrofato dalla security per nome e sono stato invitato a stare alla larga dall’evento stesso. Evidentemente, è stata usata una foto segnaletica, pescata a caso nella rete tra quelle in cui sono ritratto in occasione degli eventi a cui – contrariamente a quello che è successo stamattina – ho potuto partecipare.

Siccome ho una mia reputazione, anche fotografica, metto a disposizione di tutti coloro che in futuro vorranno segnalarmi come persona non gradita una foto segnaletica ufficiale e approvata, rilasciata con licenza CC-BY (è vero, questo rappresenta un obbligo di attribuzione, ma nel caso di una foto segnaletica toglie anche l’imbarazzo dell’associazione del nome alla foto, che potrebbe rappresentare una intrusione nella mia privacy).

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Venerdì
29 aprile, 2016


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1280px-Maria_Laach_AbbeyIl 30 aprile 1986 ero in Germania, e stavo visitando l’Abbazia di Maria Laach, un magnifico esempio di romanico che si trova nei dintorni di Coblenza. In quel momento, ero già coinvolto a tempo pieno nel mondo delle tecnologie, visto che lavoravo da anni in Honeywell Information Systems, e avevo anche avuto un contatto – anche se indiretto – con la rete ArpaNet, visto che uno dei clienti delle nostre stampanti era il DoD (Department of Defence, meglio conosciuto come Pentagono) del Governo degli Stati Uniti.

Quel giorno, ero preoccupato dalle notizie allarmanti che arrivavano dalla Russia, dove era appena avvenuto l’incidente nucleare di Chernobyl, per cui non avevo molto tempo per seguire le notizie “secondarie”, come quella del collegamento della rete GARR a Internet.

Peraltro, nel 1989, sottoscrissi un abbonamento a CompuServe proprio per poter accedere alla rete, che era ancora lontana dalle caratteristiche dell’infrastruttura attuale. La connessione avveniva, quando avveniva, via modem, a 1200 bps (e io ero uno di quelli che andavano veloci, visto che avevo un modem Hayes, in quanto consulente di comunicazione dell’azienda di Atlanta fondata da Dennis Hayes e Dale Heatherington, l’inventore del Command Set AT).

Tutto il resto, come diceva qualcuno, è storia.

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Giovedì
31 marzo, 2016


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OSIMembershipCard

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Mercoledì
30 marzo, 2016


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osi_logo_bold_600X800_90ppiDa aprile 2016 a marzo 2019 sono uno dei membri del board of directors di Open Source Initiative (OSI). Personalmente, credo si tratti di un riconoscimento di oltre dieci anni di attività a sostegno del software libero e open source, soprattutto nell’area del marketing e della comunicazione.

Un impegno che è nato in modo del tutto anomalo rispetto alla media dei sostenitori del software libero e open source, visto che il mio background è squisitamente umanistico (come testimonia la laurea in lettere del 1979 conquistata sui tasti meccanici di una Lettera 22).

E infatti, proprio da umanista imbevuto di cultura critica sessantottina e di curiosità verso il mondo delle tecnologie, quando ho compreso che non avevo più libertà di scelta nell’area del software per la produttività – perché non esisteva nessuna alternativa conosciuta a Microsoft Office – ho iniziato a cercare una soluzione in grado di soddisfare le mie esigenze: un word processor per i documenti, un foglio elettronico per le tabelle, e un programma per le presentazioni.

Fortunatamente, avevo già compreso che Outlook era un programma del tutto inutilizzabile, anche se non avevo ancora razionalizzato i motivi (ma non c’è voluto molto per farlo, visti gli innumerevoli problemi, legati sia al rifiuto di adottare standard tra i più vecchi nel mondo della tecnologia sia alla scelta di un formato di memorizzazione dei dati non solo inadeguato ma addirittura ridicolo, per le sue caratteristiche tecniche).

E così, dopo essermi imbattuto in una serie di cloni di Microsoft Office, privi della personalità necessaria per rappresentare una vera alternativa, nel 2002 ho installato per la prima volta OpenOffice, che era stato da poco rilasciato da Sun. Quando è arrivata la versione 1.1, a ottobre del 2003, ho capito subito che le mie ricerche erano finite, perché avevo trovato la soluzione in grado di sostituire Microsoft Office.

Il resto è storia, dal mio ingresso a gamba tesa nella comunità (ottimo software, ma il marketing?), alla crescita della comunità italiana fino ai 9 milioni di download del 2009, al mio ruolo nel progetto LibreOffice, che è diventato il mio lavoro a tempo (quasi) pieno. Dodici anni di impegno, durante i quali sono passato rapidamente dallo stadio di “curioso” a quello di sostenitore convinto del software libero e open source. Dodici anni non sempre facili, viste le battaglie contro i sedicenti sostenitori del software libero – IBM in primis – che ho sostenuto, e fortunatamente vinto.

Ma veniamo a OSI, e ai miei obiettivi per il triennio in cui sarò un membro del board of directors (a coloro che storcono il naso quando sentono OSI, e preferiscono FSF e FSFE, faccio notare che OSI è una democrazia elettiva, mentre FSF e FSFE sono oligarchie dove la governance è nelle mani di un gruppo ristretto di persone: una cosa che considero poco compatibile con il principio di libertà sostenuto da entrambe le organizzazioni):

1. Comunicare in modo più attivo e più propositivo i valori del software libero e open source, soprattutto nei confronti dei media (che continuano ad avere un ruolo fondamentale di moltiplicatore


Domenica
14 febbraio, 2016


Italo Vignoli: #ilovefs

01:36 UTC

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ilovefs-asciiSosteniamo il Software Libero, e lo vogliamo dimostrare al mondo – e all’Italia – anche nel giorno tradizionalmente legato all’amore: il 14 febbraio, San Valentino.

Dimostriamo il nostro sostegno in modo pubblico, utilizzando i social network o i blog personali per far vedere quanti siamo agli scettici o agli avversari, e motivare quelli che condividono le nostre idee a fare lo stesso. Usiamo lo stesso hashtag #ilovefs su tutti i social media.

ilovefs-hashtagPossiamo anche scaricare una delle immagini condivise dalla Free Software Foundation Europe per sostenere la nostra campagna a favore del software libero, e aggiungerla a un post o a un tweet.

ilovefs-heart-pxIl software libero alimenta un gran numero di oggetti che ormai fanno parte della nostra vita di tutti i giorni, come lo smartphone, assicura la nostra libertà, la nostra sicurezza, i nostri diritti civili, e la nostra privacy, e permette a tutti di partecipare a una società più equa. E così come nel caso delle persone, ciascuno di noi ha un motivo diverso per amare il software libero. Mostriamo al mondo questa diversità!

Il giorno di San Valentino, che viene tradizionalmente utilizzato per riaffermare i nostri sentimenti nei confronti delle persone che amiamo, è una occasione ideale per ringraziare coloro che contribuiscono al software libero: sviluppatori, traduttori, esperti di qualità, design e documentazione, e anche esperti di marketing e comunicazione. Persone che lavorano nella maggior parte dei casi come volontari.

#ilovefs e tu?

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